Neil Lennon – Celtic: storia d’amore finita?

La notizia, in circolo già dalla serata di ieri, è stata ufficializzata stamattina: Neil Lennon non è più il manager del Celtic. Al suo posto fino al termine della stagione ci sarà John Kennedy, assistant manager di Lennon che peraltro si era già seduto sulla panchina del Celtic in occasione dei due pareggi casalinghi post ritiro di Dubai contro Hibernian e Livingston.
Come tutte le storie d’amore, soprattutto quelle durature, ci sono alti e bassi inevitabili: Lennon è rimasto al Celtic per ben 13 anni, vincendo tantissimo sia da giocatore che da allenatore.
Andiamo a rivivere questa lunga storia, perchè siamo sicuri che, una volta smaltita la delusione del mancato ten-in-a-row, anche i tifosi del Celtic riconosceranno a Lennon tutto quello di buono che ha fatto in maglia (e in tuta) biancoverde.

Un nordirlandese alla conquista della Gran Bretagna

Neil Lennon con la Scottish Cup 2007 (foto Daily Record)

Neil Lennon nasce a Lurgan, cittadina nella Contea di Armagh, in Irlanda del Nord, il 25 giugno 1971.
Cresce calcisticamente nel Lurgan Celtic, club dilettantistico della sua città che ovviamente riprende tutta l’identità (simbolo, colori, maglietta, nickname…) del più famoso Celtic di Glasgow, di cui Lennon è tifosissimo fin da piccolo.
Viene notato dal Glenavon, una delle squadre storiche della massima serie del campionato nordirlandese, con il quale debutta in prima squadra ad appena 15 anni. Viene quindi chiamato per un provino al Manchester City, che decide di acquistare il calciatore. Successivamente, ha giocato prima con il Crewe Alexandra (in terza e quarta serie inglese) e poi con il Leicester City, con il quale ha militato stabilmente in Premier League.

Martin O’Neil e Neil Lennon (foto The Scottish Sun)


Martin O’Neill è arrivato sulla panchina del Celtic nel giugno del 2000 e ha cercato fin da subito di acquistare Neil Lennon dal Leicester; dopo aver fallito nella sua missione nel mercato estivo, O’Neill ha completato l’acquisto nel dicembre del 2000, per una cifra vicina ai 6 milioni di sterline.
Inserito in una squadra decisamente forte, capitanata da Paul Lambert e che davanti disponeva di una coppia d’attacco del calibro di Henryk Larsson e Chris Sutton, Lennon conquistò subito un treble storico, visto che il Celtic non riusciva a conquistare Premier Division, Scottish Cup e League Cup dall’epoca dei Lisbon Lions, che ne avevano conquistati due, nel 1967 e nel 1969. Nel 2002/2003, Neil fece parte dello storico Celtic che in Coppa Uefa eliminò, in ordine, Blackburn Rovers, Celta Vigo, Stoccarda, Liverpool (!) e Boavista, prima di soccombere in finale al Porto di Mourinho al termine di una finale emozionantissima in quel di Siviglia.
Lennon conquistò ben 11 trofei nei suoi 6 anni e mezzo da calciatore del Celtic, diventando fin da subito titolare inamovibile e conquistando la fascia di capitano dalla stagione 2005/2006.
Nonostante i diversi tentativi da parte di club inglesi (lo stesso Leicester, il Crystal Palace e il Sunderland), desiderosi di riportarlo in Premier League con il ruolo di player-manager, Lennon rimase al Celtic fino al termine della stagione 2006/2007: la sua ultima partita in maglia biancoverde, la finale di Scottish Cup 2007 contro il Dunfermline Athletic, vide Lennon capitanare il Celtic alla vittoria della coppa e quindi alla conquista del double campionato-coppa.

Lennon in panchina, altra incetta di trofei

Neil ai tempi del suo primo mandato da manager del Celtic (foto South China Morning Post)

Lennon iniziò la carriera manageriale da interim-manager proprio nel Celtic, subentrando il 25 marzo 2010 al disastroso Tony Mowbray, esonerato dopo l’umiliante 4-0 subito dal St Mirren.
Il Celtic fece un grandissimo finale di campionato, aiutato anche dai gol di Robbie Keane, ma fallì miseramente l’approdo alla finale di Scottish Cup dopo aver perso per 2-0 contro il Ross County, club che all’epoca militava in seconda serie.
Anche grazie alle dichiarazioni al termine di questa sconfitta, con Lennon che coraggiosamente parlò di una “mancanza di fame e ambizione” da parte dei suoi calciatori, ottenne la carica di manager su base permanente dal giugno 2010.
Dopo una prima stagione completa in cui il Celtic perse il titolo per un solo punto ma vinse comunque la Scottish Cup in finale con il Motherwell (3-0), la rivoluzione del mercato nell’estate 2010 iniziò a dare i propri frutti dalla stagione 2011/2012 in poi, con il Celtic che sotto la guida di Lennon vinse tre titoli consecutivi, grazie anche alla crisi e al successivo fallimento dei Rangers, conditi da un’altra Scottish Cup vinta in finale contro l’Hibernian (nuovamente per 3-0).
Oltre a questi 5 trofei, in questi primi 4 anni sulla panchina del Celtic, gli Hoops raggiunsero per 2 volte i gironi di Champions League (e una volta anche gli ottavi, venendo sconfitti dalla Juventus) e per una volta i gironi di Europa League.

Lennon e la sua ultima Premiership (foto Glasgow Live)


Lennon e il Celtic si separarono consensualmente nel maggio del 2014, con il manager desideroso di provare nuove sfide, anche se non riuscì a lasciare il segno al Bolton Wanderers. Fece ritorno in Scozia, prima come manager dell’Hibernian, riportandolo in Premiership e poi, dopo le improvvise dimissioni di Brendan Rodgers, diventò, per la seconda volta, manager del Celtic.
Neil eriditò una grande squadra formata da Rodgers, bisogna riconoscerlo, ma nel finale di stagione 2018/2019 e in tutta quella 2019/2020, realizzò due treble strepitosi. La stagione 2020/2021 è partita male, con la clamorosa eliminazione al secondo turno preliminare dai modesti magiari del Ferencvaros, e proseguita ancora peggio in campionato e in Europa League.
Nonostante questa stagione, importantissima perchè avrebbe potuto portare il decimo titolo consecutivo di campione di Scozia (record mai ottenuto nella storia), sia stata un autentico fallimento, con il Celtic attualmente a 18 punti di distacco dai Rangers e fuori dalla League Cup, non si può dimenticare un manager che in 13 anni di Celtic non solo ha conquistato ben 21 trofei, ma è stata anche un’icona per i tifosi degli Hoops, visto il suo carattere, la sua personalità e il suo attaccamento ai colori biancoverdi.