I 3 uomini che cambiarono la Scozia

La nazionale scozzese è reduce da un altro esaltante international break: vittoria ai rigori contro Israele, che l’ha portata alla finale playoff nella speranza di staccare un pass per le fasi finali di una competizione internazionale (Euro2020) che aspetta da ben 22 anni, e due vittorie di misura ma assolutamente importanti in Nations League contro Slovacchia e Repubblica Ceca e che l’hanno portata a +4 su quest’ultimi a due giornate dalla fine: la promozione in Lega A nella prossima Nations League significherebbe ottime possibilità di qualificazione ai playoff per andare a Qatar 2022.

Quali sono i fattori di questa “improvvisa” crescita, dopo anni di mediocrità?
Innanzitutto c’è da specificare che la Scozia nelle ultime 8 partite, in cui ha conquistato 5 vittorie e tre sconfitte (miglior serie positiva dal biennio 85-86, dove peraltro nel computo delle 8 partite ci furono 3 amichevoli), non ha affrontato nessun top-team, com’era avvenuto nelle 4 pesanti sconfitte consecutive nel cuore del 2019 contro Belgio e Russia. Però aver battuto sia in casa che in trasferta la Repubblica Ceca, che nella sua storia si è sempre qualificata alle fasi finali degli europei (7 volte su 7), non può essere una casualità. E detto che l’intelaiatura di squadra, con Andy Robertson del Liverpool, John McGinn dell’Aston Villa, Callum McGregor del Celtic e Ryan Fraser del Newcastle, era già buona, abbiamo pensato a tre personaggi arrivati da poco nella Scozia ma che hanno subito lasciato il segno in questo cambio di marcia.

STEVE CLARKE

La presentazione di Steve Clarke ad Hampden Park (foto Sky Sports)

Non era facile prendere in mano una nazionale reduce da un vergognoso e imbarazzante 3-0 subìto in Kazakhstan e che di fatto aveva già precluso la qualificazione diretta a Euro2020. O meglio, era facile assumere la guida della Scozia perchè peggio di McLeish, mal sopportato sia dai giocatori che dalla Tartan Army, era impossibile fare, ma Steve Clarke ha ridato alla nazionale scozzese una solidità che mancava da anni (nessun gol subito nelle ultime 3 partite) e soprattutto ridato fiducia ad una squadra sicuramente non da élite del calcio europeo, ma nemmeno da non qualificarsi ad una fase finale dal 1998.
E ultima cosa, ma non meno importante, Steve Clarke ha portato in nazionale due calciatori molto importanti in due ruoli da troppo tempo tallone d’achille della nazionale: il centravanti e il difensore centrale.

LYNDON DYKES

Lyndon Dykes festeggia un gol (foto The Guardian)

Per il centravanti, Steve Clarke ha dovuto sudare le famigerate sette camicie prima di ottenere quello che voleva. Alla fine però ci è riuscito: Lyndon Dykes, centravanti del QPR e ex del Livingston e del Queen of the South in Scozia, ha deciso di giocare per la Scozia ad inizio di questa stagione.
Il gigante prima era incerto: essendo nato e cresciuto in Australia, inizialmente sembrava convinto di giocare con i Socceroos, dove sarebbe stato titolare senza problemi di una nazionale con la (quasi) certezza di partecipare sempre sia alla Coppa d’Asia che, soprattutto, ai Mondiali. Ma l’insistenza e l’ostinazione di Clarke alla fine hanno trionfato, e Dykes ha scelto di giocare per la nazionale della terra di nascita dei suoi genitori.
E’ un centravanti molto alto, con diversi anni di carriera davanti a lui (è un classe 1995), forte fisicamente, non ha mai segnato caterve di gol ma è preziosissimo per il gioco di squadra: nelle prime 5 partite per la Scozia ha però già segnato 2 gol e fornito un assist.

LIAM COOPER

Liam Cooper (foto Not the Old Firm)

In Uk sono soliti parlare di Unsung Hero, letteralmente “Eroe non celebrato”, quando c’è un personaggio magari non di spicco ma assolutamente fondamentale per una causa comune. Beh, Liam Cooper per questa Scozia è assolutamente un tassello fondamentale.
Difensore centrale, all’occorrenza terzino sinistro, classe 1991, nato ad Hull ma da padre scozzese, ha fatto la trafila delle nazionali scozzesi dall’under 17 ma, incredibilmente, mentre diventava bandiera e capitano di un club come il Leeds United, è stato messo in naftalina dai commissari tecnici della nazionale maggiore.
Liam è stato il primo capitano del Leeds United ha guadagnare con i bianchi la promozione in Premier League dal 1990, quando a riuscirci era stato un altro scozzese, Gordon Strachan.
Anche in questo inizio di stagione è titolare nel Leeds del loco Bielsa che è tornato nel massimo campionato inglese dopo oltre tre lustri di incredibile assenza.
Steve Clarke gli ha affidato le chiavi della difesa e lui finora non ha deluso le aspettative: 4 presenze e due soli gol subiti. Sarà lui il perno della retroguardia per i prossimi 4-5 anni? Speriamo…